

A Tortona per assaggiare un territorio, ma anche il futuro della cucina
Entrare nel locale di piazzetta Giulia 1 a Tortona è già una sorpresa. Una chiesa sconsacrata diventata ristorante mantiene una sua solennità, quella del luogo dove si resta in ascolto. Il sermone non è una catena di parole, ma un viaggio nella cucina e nel vino dove il corpo che viene servito è quello del territorio, quel Tortonese capace di brillare non solo per l’eccellenza Timorasso/Derthona, ma anche per i suoi salumi e la sua frutta dove fragole, pesche e ciliegie sono eccellenze capaci di stupire il mondo.
Nelle mani di Anna Ghisolfi, strappate alla pallacanestro dalla passione per la cucina e dalla famiglia, il territorio prende forma e sapore. Si tocca con il palato quella stagionalità tanto declamata altrove con la differenza che qui a Tortona lo scorrere dei mesi lo rispettano facendo capire al cliente che quella fragola appena assaggiata la settimana successiva non ci sarà più e quindi quel pasto ha ancora più valore.
Nella sala elegante ed essenziale di piazzetta Giulia 1 a Tortona non aspettatevi però la solennità di una messa stellata, la distanza cardinalizia di una celebrazione in cattedrale non appartiene ad Anna Ghisolfi e al suo eccezionale staff. Loro sono molto più simili a un parroco di campagna che per restare vicino al suo gregge ha detto no sia alla porpora che alla sede vescovile. Anna Ghisolfi, anche grazie a un bancone dove i fornelli a vista annullano la distanza chef-cliente, è vicina al suo pubblico, lo ama, cucina per lui.
La stagionalità spinge a scoprire il menù di volta in volta ma gli agnolotti vanno assaggiati sempre. Per il resto lasciatevi consigliare.
E non ponetevi limiti, tanto c’è il segreto del confessionale.
Axel Santo